A una bandiera basta il vento”

A Bagnoli doveva esserci una bandiera, un’opera tessile collettiva della serie “Albanova”.

La nascita di questo progetto è inserita nel più ampio contesto di MEDSAIL, in collaborazione con Collettivo Zero e promossa dal Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II di Napoli.

La cornice istituzionale del progetto è un dato importante e questo perché durante il processo partecipativo emerge una sostanziale criticità riguardo a questo: la rivendicazione politica delle donne di Bagnoli che si rifiutano di partecipare a un processo promosso da un dipartimento Universitario che ai loro occhi risulta compromesso con quanto sta succedendo al territorio. L’ennesima ferita, l’ennesimo tradimento istituzionale in un luogo massacrato dall’industria pesante e che è finito per diventare una piattaforma di cemento colato su una colmata di veleni e metalli pesanti.

Bagnoli non avrà il mare promesso e nemmeno il parco immaginato dalla gente che ci vive. La colmata (un milione e mezzo di metri cubi di scorie dell’acciaieria) ospiterà prima l’America’s Cup 2027 e poi diventerà un porto per ricchi e turisti.

Quest’opera si posiziona accanto alla comunità Bagnolese.

Ho deciso, a seguito di questo rifiuto, di scrivere un comunicato assieme alle donne di Bagnoli e ai movimenti di lotta territoriale che rendesse chiaro questo posizionamento.

E così, il 5 Luglio 2026, l’asta incisa è apparsa in Piazza a Mare. Il comunicato è stato letto dal curatore Andrea Pastore, io ho preferito non essere presente all’evento inaugurale.

A una bandiera basta il vento è un’opera che parla di assenza, di negoziazione fallita e di resistenza politica. L’asta vuota diventa un indicatore di assenza istituzionale.

Quest’opera costituisce una delle tappe più dolorose e belle del mio percorso: è nei momenti crisi che si trovano nuovi alleati. La bandiera di Bagnoli sarà realizzata da me, insieme alle donne straordinarie che mi hanno accompagnata in questo viaggio di crescita e scontro.

A UNA BANDIERA BASTA IL VENTO

Di una bandiera, oggi, solo un’asta vuota è quello che si può manifestare plasticamente.

Non è stata impossibilità: la non partecipazione a un processo collettivo è una presa di posizione radicale che non può restare silente, soprattutto quando a compiere la scelta sono donne libere.

Corpi, coscienze e territori feriti utilizzano ogni arena possibile, anche quella dell’assenza, per esercitare il conflitto.  Bagnoli è in lotta. Da sempre.

Da quando si è vista negare il mare per la presenza di metalli pesanti, da quando le è stata negata l’aria intrisa d’amianto,

da quando hanno deciso di rubarle ettari di suolo per realizzare un porto per ricchi e tentare così di distruggere ed annientare finanche il desiderio di poter immaginare un territorio finalmente riconsegnato alla comunità. Senza cumuli di scorie e rifiuti speciali. 

Quella che doveva essere una operazione di ripristino della costa, sta attualmente trasformandosi in una grigia colata di suolo impermeabilizzato, rappresentando così, l’ennesima promessa tradita. Dalle prime rivendicazioni operaie all’autodeterminazione che caratterizza le intenzioni dei movimenti, Bagnoli sembra essere attraversata da una pluralità di voci che urlano insieme “vogliamo il pane e anche le rose”. 

L’America’s Cup, la gestione di Invitalia, le strette di mano di Manfredi con la Meloni e gli inni di Bennato, rappresentano il volto di un sistema che imploderà su stesso.  Questa bandiera non sventolerà oggi, non a queste condizioni, non accanto a milioni di metri cubi di inquinanti, non in un territorio stuprato dai signori del profitto, non in una comunità ingannata ancora una volta dai suoi rappresentanti acefali, non sulle ferite riaperte dalle gru che dragano un fondale senza vita. La bandiera di Bagnoli si librerà su questo cantiere nei modi e nei tempi che detterà la comunità, libera da vincoli istituzionali, libera da giochi di potere, per manifestarsi in tutta la sua bellezza, determinazione e indipendenza. 

Una bandiera della rabbia per tutti i morti di questa terra, una bandiera della dignità di una comunità che vuole un mare libero, una bandiera di memoria che non dimentichi la violenza subita, una bandiera che racconti l’utopia possibile di una società orizzontale, solidale, pacifica.

La vedete?  A una bandiera basta il vento